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...e vissero felici e contenti

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giovedì 20 settembre 2007


Pubblicato da maddly alle 02:47

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Fiabe della tradizione

Le fiabe , in quanto racconti di fantasia, sono state tramandate a voce attraverso i secoli. Non è facile risalire alla loro origine, che si perde nel tempo. Tra le diverse teorie , ve ne è una che collega le peripezie degli eroi fiabeschi, sempre alle prese con dure prove da superare, con i rituali primitivi dell’ iniziazione. Durante questo rito veniva festeggiato in modo solenne il passaggio dei ragazzi dall'infanzia all'età adulta. Essi venivano sottoposti a numerose prove con le quali dovevano dimostrare di saper affrontare da soli le avversità dell'ambiente e di essere pertanto maturi per iniziare a far parte della comunità degli adulti. Dopo le prove, i ragazzi e le ragazze, come in una rappresentazione teatrale guidata spesso da uno stregone, dovevano "morire" per celebrare la morte dell'infanzia. Questa loro morte temporanea veniva di solito provocata con sostanze stupefacenti e al risveglio i giovani venivano considerati adulti.
Col passare del tempo il rito d'iniziazione non si celebrò più e ne rimase solamente il ricordo, ma gli anziani continuavano a ricordarlo nei loro racconti. Il racconto degli anziani venne tramandato per secoli e secoli, con trasformazioni continue, anche quando il ricordo del rito si era perso del tutto e nacque così la fiaba. Nella fantasia di chi tramandava i racconti i giovani, sottoposti al rito, sono diventati i protagonisti delle fiabe, gli stregoni sono diventati i personaggi che fanno paura come gli
orchi, le streghe, i mostri, i lupi e le armi, che ricevevano i ragazzi, sono diventate i doni magici che i protagonisti delle fiabe ricevono dagli aiutanti che incontrano.
I fratelli Jacob e Wilhelm Grimm sono da ritenersi i fondatori della ricerca sul
racconto popolare, in particolare sulle fiabe. Secondo le teorie di quell'epoca, i fratelli Grimm partono dall'idea che ogni popolo ha una sua anima che si esprime con la massima purezza nella lingua e nella poesia, nelle canzoni e nei racconti. Essi però sostengono che, con il trascorrere del tempo, i popoli hanno perduto in parte la propria lingua e la propria poesia, soprattutto nei ceti più elevati e può, quindi, essere ritrovata solamente negli strati sociali inferiori. In questa ottica, le fiabe sono i resti dell'antica cultura unitaria del popolo e costituiscono una fonte preziosa per la ricostruzione di quella cultura più antica. Nel 1812 e nel 1815 i fratelli Grimm pubblicarono due volumi dei Kinder-und Hausmärchen, per un totale di 156 fiabe che formano il punto di partenza dello studio dei racconti o fiabe popolari. Mentre in un primo momento essi partono dall'idea che le fiabe siano tutte di origine tedesca, nel 1819, nella seconda ristampa della loro opera, essi introducono il concetto che esista un passato indoeuropeo per spiegare le affinità.


Le fiabe orientali

Le fiabe dell’Estremo Oriente[1] appaiono, già alla prima lettura, ricche di suggestioni, soprattutto per noi europei.
Si tratta di fiabe per tanti versi simili a quelle della nostra tradizione, ma con un’anima vibrante che suscita nel lettore occidentale un grande fascino e un forte senso di stupore, talvolta anche un pizzico di sconcerto.
Molte fiabe orientali, anche quelle che sembrano più semplici, esprimono una profonda ricchezza filosofica e tendono a evidenziare con modalità surreali i paradossi e le illusioni della realtà.
Spesso mostrano, dal punto di vista della struttura narrativa, un’intrinseca diversità rispetto a quelle europee, tanto da disorientarci.
Le fiabe dell’Estremo Oriente, infatti, si strutturano spesso in modo circolare e ci conducono ad una conclusione che a noi occidentali appare del tutto identica al punto di partenza: una struttura antitetica rispetto a quella tipica della fiaba europea che segue invece una dinamica lineare e progressiva per condurci ad una situazione risolutiva rispetto a quella iniziale.
Spesso la fiaba dell’Estremo Oriente si conclude, invece, con un finale in cui il lettore occidentale sperimenta uno stato di vuoto, dove sembra che nulla alla fine sia accaduto.
Questa struttura circolare è certamente influenzata dalla visione del mondo tipica della cultura e delle filosofie religiose dell’Estremo Oriente: ad esempio, la visione taoista del mondo è serenamente ciclica; anche nella visione buddhista del mondo la circolarità del tempo appare come un elemento fortemente caratterizzante, così come nella filosofia Zen. Da ciò la circolarità risulta una delle caratteristiche peculiari anche delle fiabe.
Certo, esistono anche in Estremo Oriente fiabe che hanno una struttura lineare e che si concludono con un matrimonio raggiunto dopo il superamento di faticose prove, ma esistono con frequenza ancora maggiore fiabe con un finale in cui si ritorna alla condizione di partenza, contrassegnata di frequente dalla separazione dei personaggi principali ovvero dall’evento che, nelle fiabe europee, si verifica all’inizio della storia per essere superato via via con il procedere della narrazione.
La fiaba esprime anche un atteggiamento nei confronti della natura e della società, perché gli avvenimenti di ogni fiaba sono in realtà lo specchio di tutte le esperienze dell’uomo. Nelle fiabe dell’Estremo Oriente il destino dell’uomo e della natura appaiono sempre profondamente intrecciati.
I personaggi delle fiabe esprimono funzioni narrative più che caratteri psicologici, ma è anche vero che il contesto culturale in cui la fiaba nasce conferisce ai propri personaggi una certa fisionomia, spesso specifica.
In Giappone troviamo la volpe vista come spirito furbo, misterioso, infido, affascinante, capace di trasformarsi in modi imprevedibili e di arrivare a possedere la mente dell’uomo; o il tengu, il volante ‘cane celeste’ dal volto rosso, rappresentato solitamente con un ventaglio di piume in mano, che ha l’abitudine di provocare incendi, favorire le guerre, rapire i bambini, far sparire gli adulti.
In Cina predomina la figura del drago, simbolo per secoli dell’impero visibile ovunque. Il drago è l’essere che incarna lo spirito cosmico acquatico e vive dell’energia del ciclo dell’acqua: pioggia, fiume, mare, vapore.
In Mongolia, immensa steppa su un altopiano battuto dai venti siberiani, le fiabe esprimono fortemente la tradizione nomade dei suoi abitanti: gli animali rivestono un ruolo così fondamentale in quella quotidianità che nelle fiabe non esistono mai barriere linguistiche tra loro e gli uomini. Accade allora che il cavallo, amico fedele, può dare buoni consigli per aiutare il proprio padrone.
Nelle fiabe della Corea il ruolo del cattivo, invece, è affidato di solito a due animali molto diversi: alla tigre, un tempo assai diffusa in quella penisola e portatrice di attacchi mortali specie nei villaggi più sperduti, e al millepiedi, subdolo ideatore di misfatti e malefici.

[1] Per Estremo Oriente, in genere, si intende l’area che comprende Cina, Corea, Giappone e Mongolia: una superficie geografica di enorme estensione in cui si incontrano società spesso profondamente differenti ma che, allo stesso tempo, presentano elementi antropologici e culturali comuni.

Le fiabe africane

Le fiabe africane attribuiscono caratteristiche umane agli animali, che sono capaci di sentire, parlare e pensare come gli uomini con una mescolanza tipicamente africana. D’altra parte la distanza fiabe-favole-racconti operata nel classificare il materiale della nostra tradizione orale e fiabesca non trova un adeguato riscontro nella letteratura orale africana che ha passaggi più morbidi e confini meno delineati.
Le fiabe africane spiegano molti aspetti della natura o della vita umana (malattia, morte, dolore…).
Spesso il finale è una spiegazione dell’ordine del mondo più vicina al mito che non al lieto fine. Fiaba e mito frequentemente ricorrono allo stesso stile narrativo, utilizzano una stessa struttura logica e convivono in una relazione di complementarità. L’intrecciarsi di generi è frequente nella tradizione africana.
Spesso le fiabe hanno la funzione pratica di spiegare il mondo e i processi naturali, di comunicare le saggezze esistenziali, i divieti, i comportamenti e i valori etici fondamentali. Questo indica anche l’alto livello culturale delle singole tribù, basato su criteri etici e filosofici fondamentali, nell’impegno collettivo per mantenere la propria identità culturale.
Le terra è il punto focale delle fiabe. Le divinità spesso appartengono alla madre terra. Gli dei abitano la terra e salgono in cielo in seguito a comportamenti umani scorretti, a litigi o perché costretti per varie ragioni.
Il movimento procede dalla terra verso il cielo e non viceversa. Gli dei dell’Africa indigena devono perdere le loro componenti terrene, i loro vincoli terrestri, per poter ascendere al cielo. Se l’uomo ha bisogno di comunicare con gli dei non sale in cielo, ma aspetta la loro discesa sulla terra.

Fiabe Moderne

L’origine orale delle fiabe ha fatto sì che nel tempo esse subissero modifiche più o meno sensibili rispetto alla versione originale: sono nate così delle varianti. Gli scrittori moderni si sono spesso divertiti ad ambientare le fiabe ai giorni nostri, sconvolgendo la trama e capovolgendone il significato, per creare nuove storie simpatiche e bizzarre.
Qualsiasi fiaba si presta a un numero infinito di variazioni. Ne La grammatica della fantasia (1973) Gianni Rodari propone di inventare delle fiabe nuove modificando quelle tradizionali a partire da un errore casuale o intenzionale. Questo processo può investire solo alcuni dettagli o l’intera fiaba. Se tutti i motivi fondamentali vengono rovesciati, si sarà giunti a creare una vera e propria parodia della fiaba iniziale, ossia un rifacimento che altera i caratteri fondamentali del racconto, con intenti comici o satirici.
Una variazione provocatoria delle fiabe tradizionali, la cosiddetta controfiaba, mette in discussione i contenuti e ribalta i valori e i ruoli incarnati dai personaggi. Questo intervento conduce alla creazione di una nuova fiaba più moderna che rispecchia più fedelmente la società contemporanea. Tuttavia, con questa operazione viene meno l’alone fantastico.
Quindi le fiabe moderne sono opera di autori contemporanei e, pur attingendo numerosi spunti e motivi dalle fiabe classiche, presentano caratteristiche proprie:
- il linguaggio è più scorrevole;
- le indicazione dei luoghi e dei tempi possono essere più precise;
- è ambientata in epoca contemporanea;
- i mezzi magici diventano oggetti moderni; può mancare il lieto fine;
- orchi e streghe sono sostituiti da altre paure (la solitudine, l’abbandono, la distruzione della Terra).

La fiaba digitale:Shrek

Shrek è una fiaba digitale, creata in un perfetto connubio di tradizione e innovazione, miscela gli ingredienti della fiaba classica alle tecniche più avanzate di animazione computerizzata.
Nella fiaba le azioni predominano sui personaggi che sono delineati in modo schematico e risultano significativi solo in base al ruolo che essi svolgono. Shrek stravolge e ribalta questa convenzione creando una profonda frattura tra personaggi e ruoli. Non c'è più corrispondenza tra i personaggi e i ruoli loro assegnati. Il principe che dovrebbe essere l'eroe è in realtà presuntuoso e infingardo. Il suo antagonista, l'orco cattivo delle fiabe, è l'eroe del racconto. La bella e dolce principessa è un'agile e spavalda guerriera che custodisce un orribile segreto. Il terribile drago sputafuoco è in realtà un drago femmina in cerca di un compagno stabile. Tutto è stravolto, rovesciato sotto sopra. La peculiarità del film è proprio quella di spiazzare lo spettatore tramite questo semplice stratagemma narrativo. I bambini si divertono incontrando strani personaggi che compiono azioni eroiche. Gli adulti riflettono sull'alto grado di codificazione del genere. Pur mantenendo contatti strettissimi con il genere fiabesco, Shrek lo mette in ridicolo, ne costruisce una perfetta parodia infarcendola di riferimenti più o meno velati al mondo del cinema. Shrek si muove quindi su due linee parallele ed opposte, il recupero della tradizione del racconto fiabesco, con i suoi temi e i suoi personaggi "invertiti", e lo spostamento dei riferimenti. Non più rimandi all'universo delle fiabe ma all'immaginario comune del cinema moderno. Un immaginario che piano piano va sostituendosi a quello delle fiabe.
Anche la colonna sonora, composta da brani rock e pop di successo si scosta dalle tradizionali musiche per i cartoons estremamente melodiche. In Shrek la musica è dinamica e moderna come i protagonisti, che non risparmiano battute ironiche e non rispettano le regole della tradizione del cinema d’animazione. Il risultato è un cinema di qualità, con soluzioni tecnologiche sempre più all’avanguardia, vista la costante necessità di rimanere aggiornati con i tempi e con i gusti dei più piccoli, ma anche dei grandi che dimostrano di apprezzare i cartoons di ultima generazione.

I colori e i numeri nelle fiabe

I colori

Le fiabe usano i colori come mezzi di comunicazione ; i tre colori più antichi, nero, bianco e rosso, sono sempre stati considerati colori magici, capaci di produrre incantesimi. I cacciatori neolitici rappresentavano la luna come dea bianca della nascita, man mano che cresceva diventava la dea rossa dell’amore e della battaglia, e infine scompariva nella dea nera, simbolo della morte e del mistero.
Il bianco e il nero (colore opposto del bianco) si collocano alle due estremità della scala cromatica.
Il bianco è il colore della purezza e della rinascita.
Il nero è il colore del peccato, della crudeltà e del male. È il “controcolore” di ogni colore è associato alle tenebre, all’oscurità delle origini e precede la creazione in tutte le religioni.
Il rosso è il colore del fuoco e del sangue. Simboleggia anche le emozioni violente.
Il verde è un colore rassicurante, rinfrescante che riporta la speranza. Verde è ,infatti, il colore del regno vegetale che si rigenera e il colore del risveglio della vita.
Il blu è il colore dell’infinito e del silenzio e può essere associato all’intelligenza o al mistero della morte.
L’azzurro è il colore più immateriale in natura: presente solo come trasparenza, fatto cioè di vuoto (vuoto dell’aria, vuoto dell’acqua). L’azzurro simboleggia la via dell’infinito dove il reale si trasforma in immaginario. L’azzurro chiaro induce a fantasticare, l’azzurro scuro porta al sogno. Solitamente gli ambienti azzurri calmano e tranquillizzano chi vi abita.
Una tecnica della fantasia fiabesca è quella di sostituire un colore normale con uno insolito (alcuni esempi: la fata dai capelli turchini, una fontana d’acqua dorata, il coniglio bianco con gli occhi rosa, la terra di finissima sabbia azzurra, blu è la barba di Barbablù).
Tutti gli esseri immateriali e diversi dagli uomini in genere sono verdi come gli extra terrestri.

I numeri
I numeri nella fiaba non hanno un significato simbolico o magico, ma servono alla struttura narrativa del racconto caratterizzato dalla ripetine e dalla ridondanza.
Il numero tre è il più ricorrente: tre figli, tre prove da superare, tre figlie da sposare, tre violentissimi colpi.
Anche nelle enumerazioni descrittive vengono ricordati generalmente tre elementi: un letto, una seggiola, un tavolino.
Sono numerosi poi anche gli esempi di triplicazione di una stessa azione o di azioni analoghe: per tre volte Pinocchio riesce a sfuggire agli assassini prima di essere raggiunto; tre sono i medici chiamati al suo capezzale; tre le loro rispettive diagnosi.


Raccolte di fiabe

Le fiabe classiche, che appartengono alla tradizione popolare, sono state tramandate oralmente di generazione in generazione, fin dai tempi più antichi: passando di bocca in bocca si arricchivano di particolari o cambiavano aspetto. A partire dal XVII secolo si è iniziato a raccoglierle e a trascriverle.
Le più famose raccolte di fiabe sono:
· Lo cunto de li cunti o Pentamerone di Giovan Battista Basile (1575-1632), che scrisse 50 fiabe tradizionali in dialetto napoletano.
· I racconti di mamma l’Oca che il francese Charles Perrault scrisse, nel Seicento, ispirandosi a motivi popolari. Le sue fiabe, tra cui le celeberrime Cappuccetto Rosso, Cenerentola, Il gatto con gli stivali, furono una significativa testimonianza dello sfarzo e del lusso della corte di re Luigi XIV.
· Le Mille e una notte,è una raccolta di fiabe del mondo indo-persiano e arabo-egiziano, formatasi a partire dal X secolo circa e diffusa in Europa nel 1700.
· Le fiabe del focolare, è una raccolta di fiabe tedesche trascritte con molto rigore e fedeltà dai fratelli Joseph e Jacob Grimm (nella prima metà dell’Ottocento, secolo in cui si diffuse uno straordinario interesse per la fiaba e la cultura popolare).
· Le Antiche fiabe russe, riscritte da A.N. Afanasjev (1826-1871), studioso del folclore russo.
· Le Fiabe popolari norvegesi, raccolte da Asbjorsen (1818-1855) e Moe (1813-1882).
· Le Fiabe italiane, che Italo Calvino ha raccolto dalla tradizione popolare e trascritto in lingua dai vari dialetti (1956).

Vi sono poi le cosiddette fiabe d’autore, le cui storie, se pure ispirate alla tradizione, sono creazioni originali, espresse nel linguaggio personale dello scrittore. Tra gli autori più famosi, ricordiamo:
· In Danimarca, Hans Christian Andersen (1805-1875), che rielaborò molte fiabe popolari e ne scrisse di nuove (L’acciarino, La regina delle nevi, Il brutto anatroccolo);
· In Italia Luigi Capuana (1839-1915), Guido Gozzano (1883-1917), Grazia Deledda (1871-1936), Carlo Collodi (1826-1890), Elsa Morante (1912-1985);
· Molti scrittori italiani contemporanei si sono cimentati in questo genere di produzione, sia creando opere che possiamo definire fiabe moderne, perché ambientate nel nostro mondo, sia rivisitando fiabe tradizionali.

Ricordiamo in particolare Gianni Rodari (1920-1980) e Roberto Piumini, Marcello Argilli, Bruno Munari (1907-1998) e Bianca Pitzorno.